Bariccata (1)
Il 19 giugno a Festival Letterature, nella Basilica di Massenzio, erano ospiti Alessandro Baricco e David Eggars. Baricco ha letto due testi su Malon, custode di colore, un racconto che si volge durante l'11 settembre 2001. Ma a fine serata mentre su via dei Fori Imperiali saliva su un motorino gli è caduto un foglio. Con un'altra storia: questa...
Giunge così. D’improvviso la mano sul corrimano delle scale, poi un avambraccio bianco e poi lei.
“Accidenti – penso Cajun – non sono incontri di tutti i giorni”
Già perchè a vederla, mentre si mostrava agli occhi di chi passava in cima alla piazza bianca, affacciata su quel panorama marino, con i suoi orecchini di paglia intrecciata, proprio non te l’aspettavi.
Giunge così. D’improvviso la mano sul corrimano e poi i suoi occhi a provocarti un sobbalzo del cuore, perchè aveva ragione Cajun.
“Accidenti – pensava Cajun – non sono incontri di tutti i giorni”. In quel paese pieno di more dalla pelle ambrata, giungeva una pelle bianca, un lago dove lanciando un sassolino era subito un incresparsi di nei, e gli occhi socchiusi, dal taglio sfuggente quasi orientale.
Cajun guardava e pensava, a come preparare una ricetta d’oriente. Qualcosa che stupisse con foglie di ananas, e miele e mandorle. E carni sbocconcellate appena cotte sul fuoco.
“Cazzo, non ne passa mai una così”. E rinfoderò la sciabola il capitano Torat. Il capitano nel bianco vestito sulla terrazza algida e lei che saliva le scale, nel vestito bianco, con minuscoli forellini ricamati da tre aghi da due anziane signore avvolte nei fazzoletti neri.
Una delle anziane signore aveva perso un figlio nella guerra coloniale e ogni volta che pensava a quel lontano paese il collo si tendeva, una ruga ad incresparsi ancora di più. Da allora parlava sempre meno cuciva e alla sera innaffiava il basilico nei vasi di cui poi mangiava una foglia fin quando non era pronto il suo tè. Certe sere dopo cena guardava oltre le montagne verso il mare e cercava di ricordare quando gli spiegarono dov’era sulla mappa il paese lontano. Ma non ricordava.
I forellini sul vestito bianco avevano un ricamo a foglia, una foglia lunga e appuntita con tre nervature, due a destra e una a sinistra. Tre forellini erano sul seno sinistro, corona minuscola e sotto uno dei fori si intravedeva un neo.La scienza per secoli ha avuto le teorie più strampalate sui nei e le credenze popolari hanno fatto ancora più scempio. Cicatrici di vecchi peccati tristi per alcuni, bruciature di extraterrestri per altri, gocce di cioccolato degli dei cadute sulle fanciulle prescelte, tronchi di alberi abbattuti che erano cresciuti su uomini che avevano dormito per troppi anni.
Cajun, il capitano Torat e la vecchia madre rimasta senza un figlio non avevano idee sui nei.
Lei li controllava ogni tanto, dal medico.
L’altra signora che cuciva ricami a forma di foglie pensava che tutti i nei fossero finti, come quello che da bambina aveva trovato nel comò di una zia.
La zia aveva i nei finti nel cassetto perchè l’anziana ricamatrice non era povera, era nobile. Ma pigra e si era presto dimenticata di saper leggere. Non dimenticava mai quel figlio, capitano in un paese lontano, ma quando arrivavano le foto dalla colonia , sempre impettito con la sciabola, non poteva che intuire cosa aveva scritto nelle lettere. Provava vergogna della sua dimenticanza e immaginava la vita del figlio. A volte ci prendeva,a volte no.
Lei era arrivata in cima alla piazza. Portava sandali leggeri, che si intrecciavano a disegnare un cuneo attorno a ogni dito. Portava i capelli lunghi raccolti dietro la nuca, con un fiocco coperto da un ibisco. Nello specchio non era facile far bene il fiocco, e a volte perdeva 30 minuti a fare e rifare il fiocco. Ci sarebbe voluta la mano di qualcun altro a fare quel fiocco.
Era salita per le scale semplicemente in cerca di un ananas, di una bottega di frutta dove comprare uno di quei frutti. Ricordava quando vedendo una palma in un giardino da piccola pensò ad un enorme ananas e ne era così contenta, si vedeva già a scavarlo e a tuffarcisi dentro. Tutti gli ananas che avrebbe poi mangiato non le diedero lo stesso piacere immaginato quella volta. Allora aveva fatto le scale dalla passeggiata vicino al mare fino alla terrazza. I 468 scalini della salita di Maristella erano percorsi ancora sui ginocchi dagli abitanti della città ogni 7 novembre. Si chiamava la salita di Maristella perchè i 115 metri di dislivello portavano appunto dal mare alle stelle. Ma mentre tutte le ragazze dalla pelle ambrata arrivavano in cima dopo aver dondolato il sedere e catturato gli sguardi, sudate e con la mano a stringere il corrimano lei era salita in modo diverso.
Era salita con la schiena dritta camminando quasi rigida sempre convinta di essere troppo goffa e con i fianchi troppo larghi e posando un dito lieve sul corrimano. Aveva sentito le piccole gobbe di ruggine del corrimano, i tratti verdi ossidati dall’ossigeno e da migliaia di polpastrelli prima del suo e così era salita fino ad arrivare in cima con appena un filo di sudore 20 minuti più di chiunque altro. Non sapeva perchè l’istinto le dicesse che lì avrebbe trovato una bottega di frutta ma fu proprio così.
Cajun rimaneva dietro le persiane a spiarla e masticando caramelle al mentolo mormorava: Accidenti non sono incontri di tutti i giorni”.
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